“Ho fondato un’associazione turistica per la rinascita della nostra terra”. Parla Bruno Russo, ex studente del Petronio e albergatore di Giugliano.

Bruno Russo è di Lago Patria, Giugliano. Nasce in una famiglia di albergatori e ristoratori. Quando ha dovuto scegliere la scuola non ha avuto dubbi: il Petronio di Pozzuoli. Studiando ha avuto conferma della sua passione anche grazie a quanto appreso a scuola. Oggi gestisce un albergo e ha fondato la prima associazione turistica alberghiera della sua zona. Ma non è l’unico progetto che porta aventi…

Quali sono i tuoi ricordi dell’istituto Petronio?

“Ho frequentato l’Istituto Petronio dal 1994 al 1999. I miei ricordi legati al Petronio sono tantissimi, diciamo che i migliori ricordi vengono negli ultimi due anni di frequenza, dove cambi nuovamente compagni di classe, il tuo indirizzo ed i tuoi obbiettivi li vedi sempre più vicini ed hai un approccio diverso anche con gli insegnanti. Senti i docenti più vicini al percorso da te scelto. In questo periodo incominci a capire cosa realmente la scuola ti può dare ed in alcuni casi, stranamente, ne senti già la mancanza, consapevole che il percorso sta volgendo al termine. Ricordo i pomeriggi passati a fare i corsi al computer, ricordo benissimo le ore trascorse fuori orario scolastico alla redazione del giornalino scolastico, gli stage esterni alla scuola, dove avevi il timore di non essere all’altezza della situazione, il rapporto splendido con alcuni professori, il periodo da rappresentante d’istituto con il peso di dover essere il portavoce dei tuoi compagni in sede di riunioni con il preside e i professori. Ricordo benissimo il momento della scelta della gita del quinto anno che ci portò tra Francia e Spagna. Molti professori non volevano perché l’anno prima il viaggio d’istruzione era stato un disastro. Fu un mio intervento e il supporto del preside Giovanni Ferrara a far cambiare idea al Collegio dei Docenti”.

Cosa ti ha portato a scegliere il corso di Accoglienza Turistica?

“Vengo da una famiglia di albergatori e ristoratori. La scelta della scuola non è stato un caso e già all’inizio ho avuto la consapevolezza che quello era il mondo che mi apparteneva. Studiavo e mettevo in pratica quello che apprendevo a scuola. Per questo ho scelto il corso di Segreteria d’Albergo, oggi Accoglienza Turistica”.

Cosa ti manca della scuola?

“Della scuola mi manca tutto il tempo che mi sono perso a volte in cose anche stupide, ti rendi conto dopo perché acquisisci appunto quella maturità e consapevolezza che tutto il tempo perso ti manca. Faccio un esempio: il classico giorno dove arrivi a scuola e decidi di non entrare perché fai “filone”. Anche quello ci sta perché aiuta nei rapporti con i compagni che va oltre l’orario scolastico, ma mi chiedo: cosa mi sono perso a scuola? Ecco questo può mancare ma è una consapevolezza che arriva dopo che hai terminato gli studi. Quindi un consiglio che posso dare è vivere la scuola, perché sarà quello che più vi mancherà negli anni successivi al diploma”.

Qual è oggi la tua attività lavorativa?

“Dopo varie esperienze in strutture alberghiere gestisco un hotel di famiglia. Sono il fondatore di una startup innovativa del settore turistico che presto verrà avviata in tutta Italia e sono da cinque anni fondatore e presidente della Federazione delle Imprese Turistiche Alberghiere della Provincia di Napoli”.

In che modo è stata utile la scuola nella tua attività lavorativa? 

“La scuola mi è stata molto utile, poiché acquisisci quelle materie pratiche e teoriche che ti permettono poi di metterle in pratica. Io penso che l’istituto alberghiero ad oggi è l’unica realtà professionale che ti dà modo di mettere in pratica da subito le conoscenze e le tecniche legate al mondo turistico-alberghiero”. 

Hai fondato la Fita Liternum Flegreo, la Federazione delle Imprese Turistiche Alberghiere della Provincia di Napoli. Come nasce questa idea e di cosa si tratta?

“Nel 2015 decido di fondare la prima associazione albergatori del territorio di Giugliano in Campania che conta ben venti strutture alberghiere, circa 1300 posti letto e 130mila presenze turistiche registrate nel 2019. Una realtà che, vivendola giorno per giorno, mi ha permesso di capire le potenzialità del nostro territorio. Per questo voglio cercare di organizzare progetti e promozione turistica insieme agli altri imprenditori”.

Un’impresa non facile…

“Sì, perché negli anni la tendenza è sempre stata di guardare nel proprio interesse, ma dopo vari incontri anche con le istituzioni locali sono riuscito a mettere d’accordo quasi tutti sull’importanza che il nostro territorio ha in termini turistici, culturali e storici. Oggi attraversiamo sicuramente un periodo non facile per questa pandemia, ma è proprio in questi momenti che ti devi relazionare con gli altri per superare le difficoltà. Si è detto sempre l’unione fa la forza, ed è proprio così. Progetti, incontri anche se in video conferenza, opinioni anche diverse, rapporto con le istituzioni locali, tutti insieme per un unico obiettivo: valorizzare il nostro territorio”.

Cosa vorresti dire agli studenti di oggi?

“Ciò che vorrei trasmettere agli studenti di oggi è un messaggio semplice: avere degli obbiettivi specifici e cercare in qualunque modo di raggiungerli. Non sprecare tempo in cose inutili, viaggiare per conoscere nuove realtà di vita ma anche lavorative e non sottovalutare ciò che la scuola ti insegna. Gli insegnamenti ti serviranno in futuro senza nemmeno che te ne accorga. Infine, ma non per ultimo, consiglio di avere rispetto verso gli altri e verso sé stesso perché prima o poi tutto avrà un senso se credi in quello che fai…”.

Teresa Spinelli: “nonostante la celiachia amo fare torte e gelati e ora gestisco due ristoranti in Germania”. L’ex alunna del Petronio racconta la sua esperienza

Teresa è un’esplosione di energia. Racconta con passione la sua storia, gli ostacoli e i meritati successi. Subito dopo il diploma conseguito al Petronio si è trasferita in Germania. Ora gestisce due ristoranti in Baviera. Continua a produrre gelati e torte con la sua azienda e subito dopo l’emergenza covid riprenderà a pieno regime l’attività. Ma il suo percorso scolastico non è stato per nulla facile. Celiaca dalla nascita, ha dovuto affrontare molte difficoltà prima di entrare nel modo del lavoro. Ma ha sempre trovato i docenti giusti che l’hanno aiutata a maturare.

Qual è stato il tuo percorso al Petronio di Pozzuoli?

“Sono stata al Petronio dal 2008 al 2013. Venivo da tre anni alle medie molto particolari, dove non mi sentivo per niente apprezzata da alcuni insegnanti. Fortunatamente dopo le medie ho avuto la fortuna immensa di conoscere i professori del Petronio che amano il loro lavoro e che mi hanno fatto da mentori, da mamme e da papà. Ho conseguito il biennio comune. La prima classe era la sezione N. Mi ricordo che quell’anno c’erano quattro sezioni in più: era un evento per la scuola. Si arrivava fino alla sezione Q. Erano state formate quindici prime. Dal secondo anno iniziarono a ridurre e a raggruppare le classi. Quindi arrivai in 2F”.

Come è nata la tua passione per le lingue?

“Venendo da tre anni di francese, ero un po’ spaesata nell’iniziare un corso di tedesco, ma la mia insegnante, la prof Daniela D’Alessio – che adesso è in cielo – mi ha fatto amare la lingua fin dal primo momento. L’ho avuta fino a metà del quinto anno, fin quando non è arrivata una sostituta. Ho sempre avuto un amore per le lingue straniere. Il mio sogno è sempre stato di realizzarmi all’estero, per le poche possibilità che vedevo e che, ahimè, vedo ancora troppo poche in Italia. I due anni del biennio comune sono stati per me solo una conferma della mia passione”.

E, invece, come da dove parte la tua passione per la gelateria?

“Vengo da una famiglia di ristoratori, sono cresciuta nelle cucine, servendo i clienti. Avevo pensato di iscrivermi al liceo, ma sarei andata contro natura. Io sapevo di voler lavorare in pasticceria e di imparare a fare il gelato. Quindi ero più indirizzata verso un indirizzo di cucina, ma a causa della mia celiachia – che considero una compagna di vita che è con me sin dalla nascita… – ho optato per il ricevimento”.

Però la celiachia ti ha fermata… solo per un po’…

“Parlando col mio docente al secondo anno di cucina – il mitico e grandissimo professor Massimiliano Giardino, una persona dal cuore enorme – mi disse che se avessi voluto, sarebbe stato difficile, ma comunque non impossibile, stare in cucina. Mi propose il suo supporto per il triennio successivo. Ma la paura di sentirsi dire in futuro “non ti accettiamo perché una pasticciera celiaca non la vogliamo”, ho scelto di frequentare il corso di ricevimento. Iniziai ricevimento. La mia insegnante la professoressa Nadia Settesoldi, mi ha sempre supportata e mi ha spronato a far meglio. Ho sempre visto l’alberghiero come una scuola con una marcia in più, che ti dava l’opportunità di avere un mestiere già finito e di poter guadagnare qualche soldino anche durante il percorso scolastico, scatenando l’invidia di tanti!”.

È stato un percorso ad ostacoli…

“Anni molto duri. Abitavo a Giugliano, tutte le mattine mi svegliavo alle 5, il pulmino veniva alle 6, tornavo a casa a volte anche alle 7 di sera. Ero la prima a salire, l’ultima ad essere riaccompagnata. Ero spesso distrutta, avevo ogni giorno mal di testa. Lavoravo anche nei fine settimana come cameriera nei ristoranti. Portai anche due compagne di classe a lavorare con me. Sono stati anni di impegno a scuola ma io avevo al mio fianco professori che mi hanno sempre supportata. Con molti di loro sono ancora in contatto. Sono stati come una famiglia. Sento la professoressa Anna Pisco quasi ogni giorno ed è anche grazie a persone come lei che sono quella di adesso”.

Quali i tuoi ricordi della scuola?

“I ricordi della scuola sono indubbiamente un tesoro di vita. Innanzitutto i miei amici che a distanza di dieci anni continuano ad essere presenti. I momenti trascorsi con loro e la spensieratezza sono le cose che mi mancano di più. E poi le soddisfazioni per gli studi che ho seguito con passione”.

Cosa vuoi dire agli attuali studenti?

“In cinque anni ho avuto tantissime soddisfazioni. Non sono mai andata a scuola a riscaldare la sedia. Ed è questo che voglio dire agli studenti attuali. Ogni singola cosa che ho imparato lì dentro me la porto dietro e ne faccio corretto uso. Ogni insegnamento serve nella vita. Io sono una persona più portata per le lingue ed ho sempre odiato la matematica. Ogni volta era una “mazzata in fronte” quando venivo chiamata alla lavagna dalla professoressa Enza Morrone. A distanza di anni posso dire che quelle operazioni mi sono servite. Soprattutto quando ti metti in proprio con attività, ogni anno sei costretto a fare bilanci e contabilità. Su quelle operazioni a scuola ci ho sputato sangue, lacrime e sudore. Però alla fine ho vinto io. A luglio del 2013 mi diplomavo come Tecnico dei Servizi Turistici, con una media del 9.10 e un bel 100 tutto meritato. Tre giorni dopo ero già atterrata in Germania….”.

Ecco, parlaci della tua esperienza in Germania…

“Il mio primo lavoro è stato come corrispondente estero per un’azienda farmaceutica. Mi occupavo dei rapporti commerciale in lingua inglese e italiana. La mia testa però era sempre da un’altra parte: gelati e torte, torte e gelati…”.

Quindi?

“Quindi nel 2015 intraprendevo un’attività stagionale in una gelateria italiana nel Nord Rhein Westfalen. Ci sono stata due anni. Mi occupavo del banco, della produzione di torte italiane e di aiuto in laboratorio. Dopo corsi di formazione, accademie, corsi online di giorno e notte e un anno sabbatico per perfezionare il tedesco, sono arrivata a diventare manager di gelateria, pasticceria e ristorante di un’azienda internazionale”.

E oggi?

“Dal 2019 gestisco due dei ristoranti del mio ragazzo, un’hamburgheria e un ristorante bavarese con annessa sala per eventi e palazzetto dello sport con settecento posti a sedere. Il mio ragazzo si chiama Wolfgang Schlitter ed è uno chef molto conosciuto in Germania. La catena di ristiranti è si chiama Wam. Vivo dal 2016 a Weiden in der Oberpfalz, a 100 chilometri da Norimberga e a 30 km dal confine della Repubblica Ceca. Siamo in Baviera”.

E i tuoi gelati? Le tue torte?

“È la Tete’s SWeets, sempre con sede a Weiden. A causa Covid, il progetto della mia gelateria e pasticceria italiana – anche senza glutine – è stato rimandato. Spero di poterlo realizzare quanto prima anche se ho ventisette anni e c’è ancora molto tempo. La gelateria resta ogni giorno il mio pensiero fisso. Continuo comunque la produzione privata in ambito dolciario, nonostante non abbia ancora la mia Casetta di Marzapane…”.

François Taglialatela dal Petronio al Giappone. Ex studente oggi Pastry Chef a Tokio

New Otani è uno degli Hotel più prestigiosi del Giappone. È qui, nel cuore di Tokio, che lavora François Taglialatela, ex studente del corso di Pasticceria al Petronio di Pozzuoli. 

Hai 33 anni, sei giovane e hai già fatto una bella carriera. Come sei arrivato a lavorare a Tokio?

“A Tokyo ci sono arrivato grazie allo chef Heinz Beck, dopo la scuola ho avuto l’opportunità di lavorare sempre nell’alta ristorazione. Ho lavorato in ristoranti con 3 Stelle Michelin. Qui in Oriente ho trovato la mia dimensione lavorativa e di vita ed ho deciso di restarci”.

Qual è oggi la tua attività lavorativa? 

“Adesso sono executive pastry chef in uno degli hotel più famosi del Giappone. Si tratta di una struttura storica e legata alle tradizioni. È un lavoro veramente importante e richiede una grande responsabilità.  Le difficoltà non sono poche considerato la cultura radicalmente diversa dalla nostra”.

Brevemente, raccontaci del Giappone…

“Il Giappone è un paese fantastico, ricco di tradizioni e storia. La qualità del cibo è di altissimo livello. Questo è importante per chi svolge il nostro lavoro. Vivo a Tokyo da cinque anni e posso dire che si tratta di una città che non si ferma mai; una città dove l’efficienza ed il lavoro sono fondamentali”. 

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